Premi 01/2020

Premi della Giuria Internazionale
  • GRAN PREMIO NELLO SPIRITO DELLA FEDE
  • SPECIAL MENTION GRAN PREMIO NELLO SPIRITO DELLA FEDE
    Il sistema sanità Per la sua multiforme efficacia e sostenibilità nel mostrare un vero progetto di vita per superare uno stile di vita sbagliato e raggiungere la felicità nell'essere utile non solo a te stesso ma anche per il tuo ambiente.
  • MIGLIOR DOCUMENTARIO
  • SPECIAL MENTION MIGLIOR DOCUMENTARIO
    Per portare gli spettatori in un’avventura, in viaggio nel tempo. Menzione del primo premio per averci ricordato le paure primordiali dell'umanità.
  • MIGLIOR FILM A SOGGETTO
  • SPECIAL MENTION MIGLIORE FILM A SOGGETTO
    Per aver messo in mostra un'eroica lotta di una minoranza religiosa per la giustizia e l'accettazione.
  • MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
  • MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
  • SPECIAL MENTION MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
    My Kingdom Togliti i veli e raggiungi il senso della vita. Re entry La menzione onorabile per il rientro che presenta-mostra la tensione tra il materialismo post religioso e il desiderio di metafisica.
Premi della Giuria SIGNIS
Premi delle Giurie Speciali
  • Nello spirito della pace
    Giuria Forum trentino per la pace e i diritti umani
    La giuria del Forum trentino per la pace e i diritti umani premia il film “November 1st” per la capacità di affrontare efficacemente, grazie anche alle convincenti interpretazioni femminili e all’attenta regia, un tema complesso e delicato come la pena di morte da un punto di vista insolito, adottando lo sguardo dei familiari delle vittime e non del colpevole o dei suoi difensori. Il film di Charlie Manton ci consegna così un emblematico racconto di una vita inceppata, sottolinenando l’impatto psicologico e la sofferenza vissuta per anni dalla protagonista e la sottile linea tra il desiderio di giustizia e lo spirito di vendetta.
  • Menzione speciale nello spirito della pace
    Giuria Forum trentino per la pace e i diritti umani
  • Migrazioni e coesistenza
    Giuria Centro missionario diocesano pastorale migranti
  • Religioni con gli occhi di donna
    Giuria interreligiosa comune di Arco
    Le giurate hanno deciso di premiare il documentario “Figlie di un Dio minore”, diretto dalla regista Amedeo Ricucci. Viene narrata, tramite immagini toccanti, intense e, a tratti, cariche di angoscia, la difficile e pesante storia delle donne Yazide i cui diritti umani sono stati pesantemente violati. Si tratta di un documentario il cui intento principale è quello di denunciare nonché sensibilizzare l’opinione pubblica su argomenti di siffatta portata. Difatti, come del resto emerge dalle parole delle protagoniste stesse, c’è una vera e propria emergenza umanitaria nei confronti di questa minoranza etnica, in particolar modo verso le donne ed i loro bambini. Sul finire del documentario si comprende che sono soprattutto i bambini, nati in uno stato di cattività quale è quello della prigionia delle loro madri, ad essere delle vittime le quali sono destinate a crescere orfani, senza neppure una madre la quale non può far altro che abbandonarli. Tutto questo avviene sotto gli occhi della comunità internazionale che non pare prendere alcuna iniziativa nemmeno per la tutela di questi minori abbandonati al loro triste destino.
  • Menzione speciale Religioni con occhi di donna
    Giuria interreligiosa comune di Arco
    La giuria ha anche deciso di assegnare una menzione speciale a “Clausura”, realizzato dalla RAI. Ciò che ha maggiormente colpito di quest’opera anzitutto sono stati i dialoghi molto profondi ed intimi, come anche le protagoniste stesse la cui genuinità, allegria, vitalità, bellezza e simpatia spiccano. Si è avuto modo di scoprire un mondo che ha avuto un notevole sviluppo rispetto al passato, come si è del resto potuto constatare attraverso il confronto delle immagini registrate nei monasteri di clausura per la prima volta nel 1958 da Sergio Zavoli. È stato curioso e simpatico vedere come le clarisse comunque riescano a confrontarsi col mondo esterno attraverso l’uso dei social media con i quali riescono a veicolare il proprio pensiero anche fuori dalle mura dei monasteri.
  • Nuovi sguardi
    Giura FSC Università Pontificia Salesiana
    Non avendo riscontrato elementi evidenti che trattino in maniera precisa e univoca il tema del festival “Earth I care”, la giuria ha scelto di premiare Masel Tov Cocktail per un soggetto che si è presentato preminente rispetto agli altri film selezionati per urgenza sociale e attualità. Il film tratta con ironia pungente e piacevolmente colorita la situazione socio-ideologica di una Germania che sta assistendo ad un ambivalente atteggiamento nei confronti della memoria dell’Olocausto: c’è chi drammatizza generalizzando la figura quasi mitologica “dell’ebreo” e chi ignora cosa sia significato Auschwitz. Masel Tov Cocktail risponde in maniera brillante all’impellente necessità di “non dimenticare” e al contempo di “non banalizzare”, perché lasciar sfumare il passato è da sempre sinonimo di ricaduta nei medesimi errori. Dal punto di vista tecnico, per l’estetica e la tecnica, il corto utilizza escamotage stimolanti, come lo sguardo in macchina del protagonista che interagisce con lo spettatore, l’alternanza del colore al bianco e nero, le didascalie in sovraimpressione, l’utilizzo intelligente della rottura della “quarta parete”, consentendo così allo spettatore di viaggiare a braccetto del protagonista lungo tutta la vicenda, alla scoperta di cosa significhi essere ebreo nella Germania odierna. Apprezzabili anche l’attenzione per le tematiche interreligiose e geopolitiche che scandiscono il corto quasi in modo documentaristico.
  • Miglior colonna sonora
    Giuria Conservatorio “F.A. Bomporti” Trento
    Finally Bhalobasha. Sicuramente particolare per come le tre storie si intrecciano, con il finale imprevedibile che le riunisce. Il materiale musicale appartiene al compositore indiano Neel Dutt, musicista e chitarrista bengalese nato nel 1979 e quindi nel pieno della sua produzione artistica. L'impronta della colonna sonora è quindi originale e aderisce molto bene alle scene. Mi è piaciuta molto la canzone Chhiley Bondhu cantata in bengalese. Ma non c'è soltanto questa, anche koto koto Mon, molto romantica, parole di Anjan Dutt, regista del film che è a sua volta anche attore e cantautore, cantata da Madhubanti Bagchi. Bella l'introduzione con la tromba. Guardando le carriere musicali sono significative.
  • Menzione speciale colonna sonora
    Giuria Conservatorio “F.A. Bomporti” Trento
    Per il cortometraggio premiamo la colonna sonora di Pipo, per la forza del messaggio che lancia. Il potere della musica in grado di risvegliare i sentimenti in coloro che non li provano. Ci ricorda, ci riporta e ci avvicina alla risposta del perché l'uomo non può fare a meno della musica.
  • Nello spirito delle Dolomiti
    Giuria Dolomites
    Questo documentario approfondisce la spiritualità e il quotidiano di una comunità indù che vive in una remota valle dell’Himalaya. Riuscendo a combinare un’attenta prospettiva antropologica con un coinvolgente stile narrativo, l’opera presenta le pratiche e le credenze di famiglie e sacerdoti che adorano le divinità di questo spazio alpino. Nei paesaggi himalayani e nel culto dello Shaktismo, lo spirito della montagna emerge nei suoi tratti mistici più insondabili e in quelli più umani radicati negli usi e costumi della tradizione. I sentieri, le mondine, i rituali nei boschi umidi e gli sguardi curiosi dei bambini, raccontano una spiritualità alpina quotidiana e misteriosa, capace di abitare il divino e l’umano.
  • Premio Film For Our Future
    Giuria Film For Our Future
  • Menzione speciale Film For our Future
    Giuria Film For Our Future
  • Popoli e religioni
    Giuria CinemAmore
    Toccante e ben costruito, il film dà voce alle Birangona, le donne che vennero rapite e torturate durante la guerra di liberazione del Bangladesh e riconosciute come eroine di guerra solo molti anni dopo, e lo fa con estrema delicatezza pur raccontando storie di violenze e abusi, di abbandono e rifiuto da parte della società. Il messaggio di speranza, pace e convivenza tra i popoli che la regista vuole trasmettere non è assolutamente forzato ma si coglie nelle parole di queste donne che nonostante le ferite, fisiche e non, non serbano rancore ma fiducia in un futuro migliore.