CINEMA E SPIRITUALITA'

Mercoledì, 28 Ottobre, 2015

Cinema e spiritualità 
Intervento per il congresso mondiale organizzato a Roma da SIGNIS dal 25 al 27 febbraio 2014 

Davide Zordan

La mia presentazione si sviluppa in tre punti: un’introduzione in cui cercherò di riconciliare il mio interesse accademico per il rapporto tra religione e film con la mia esperienza in un festival sulla religione nei film; qualche considerazione su religione e spiritualità nel cinema (e su come si differenziano); per finire con il carattere specifico di un film festival come Religion Today, in cui sono coinvolto, un festival teso a promuovere lo scambio interreligioso e il dialogo attraverso il cinema.

Introduzione: lo studio del cinema e un’esperienza pratica
Vorrei brevemente introdurre me stesso e il mio percorso di studioso e membro di un film festival dedicato alla spiritualità e in particolare alla diversità culturale e religiosa. Ho studiato teologia in diverse istituzioni cattoliche e dal 2005 lavoro come ricercatore nel campo delle scienze religiose in una fondazione di ricerca pubblica a Trento nel nord Italia (in un contesto non confessionale: sottolineo questo fatto perché è inusuale in Italia fare ricerca sulla religione e in teologia fuori dalle istituzioni ecclesiastiche). Come ricercatore mi sono interessato a fondo al ruolo delle immagini e dell'immaginazione nello sviluppo della vita morale di una persona e dei suoi sentimenti e atteggiamenti religiosi. La decisione personale di credere o di non credere in Dio dipende da quali immagini di Dio uno porta con sé e tale patrimonio di immagini (ma anche parole, concetti, narrazioni) diventa un cosa sola con l’esperienza personale, o più precisamente è il contenuto figurativo di un'esperienza personale. Perciò immagini e immaginazione sono importanti. Lo sono nella nostra vita spirituale e nella nostra fede, a dispetto del tradizionale sospetto e ostilità della teologia nei loro confronti, specialmente nei riguardi dell'immaginazione, considerata come il regno dell'illusione e collegata al nostro desiderio da purificare o addirittura reprimere. Di fatto, nonostante ciò che i teologi hanno detto per secoli, l'immaginazione gioca un ruolo decisivo nella nostra vita morale e spirituale, e questo è un punto che io ho cercato di evidenziare con la mia ricerca. L’importanza religiosa dell'immaginazione è anche la ragione per cui mi interesso allo studio di cinema come opportunità per un'esplorazione e trasformazione spirituale. Allo stesso tempo e a un livello più specifico, come membro dello staff di un film festival, impegnato da più di 10 anni nell’organizzazione del Religion Today a Trento, ho riscontrato che l’immaginazione, e in particolare l’immaginazione nutrita dal potere del cinema, è importante nella comprensione degli altri popoli, delle loro culture e delle loro fedi, e nell’evitare gli stereotipi. Fondato nel 1997. Religion Today è un festival dedicato al cinema delle religioni. Grazie a diverse sedi che ospitano il Festival non solo nella città di Trento ma anche in varie località provinciali, a Bolzano e in altre città italiane, siamo in grado di raggiungere un vasto pubblico, a cui offriamo la possibilità di vedere opere provenienti da industrie lontane e poco conosciute, difficilmente accessibili in altri contesti. La ricchezza delle diverse religioni viene presentata ad un pubblico al quale è data anche l’occasione di incontrare faccia a faccia persone impegnate nel dialogo interreligioso. Durante il Festival, filmaker, attori e altri operatori del settore, diversi per fede e nazionalità, hanno l’opportunità di incontrarsi, condividere le loro idee sul cinema, sulla religione, sul bisogno di pace in tante parti del mondo, e, se vogliono, di pregare insieme, ciascuno secondo la propria fede. Insieme partecipano anche ad un workshop durante il quale presentano e discutono il proprio lavoro di cineasti. L’idea base è di creare un contesto umano, culturale e spirituale che valorizzi le differenze come elementi in grado di arricchire la nostra visione del mondo, con l’obiettivo di passare “da una cultura dell’indifferenza alla convivialità delle differenze” (queste parole, di Tonino Bello, vescovo italiano che fu presidente del movimento Pax Christi, sono diventate un motto e un’ispirazione per l’attività di Religion Today). Come parte del Festival, inoltre, vengono organizzati seminari di studio, eventi, spettacoli dal vivo e programmi didattici per le scuole. Quello che intendo suggerire brevemente in questa mia presentazione si colloca all’intersezione tra un’indagine teorica sulla religione, l’immaginazione e il cinema da un lato, e, dall’altro, l’esperienza pratica di uno scambio interculturale e interreligiosa mediato, e di fatto sostenuto, dal cinema nell’ambito del Religion Today Filmfestival.

Cinema, spiritualità e religione
Cominciamo dalla teoria. Il titolo del nostro laboratorio è “Cinema e spiritualità” e, anche se il termine spiritualità risulta oggi assai confuso e difficile da definire, esiste un consenso diffuso nel considerarlo come un’estensione del religioso. In effetti, specialmente in un contesto secolarizzato, le parole “spirituale” e “spiritualità” sono sempre più utilizzate in un senso che esclude ogni esplicito riferimento religioso, ma che apre un ampio ventaglio di temi e argomenti legati all’esperienza umana nel suo complesso, come, per esempio, l’apertura mentale, la ricerca, la giustizia, la trasformazione, il desiderio, il perdono. Una tale estensione della categoria del religioso a ricomprendere la categoria dello spirituale è un fatto importante, che permette di superare la distinzione tra chi dimostra interesse verso i temi religiosi e chi assolutamente no. In effetti questa è una distinzione secondaria, si potrebbe dire ideologica. Ciò che importa è che la gente, aldilà di ciò in cui crede, necessiti di dare un compimento alla propria vita, una pienezza, specialmente oggidì che si sente che un tale risultato si può raggiungere solo se l’esistenza viene alimentata a più livelli simultaneamente. In questo senso lo “spirituale” del cinema include vari aspetti, come la sua capacità di incoraggiare la nostra crescita culturale ed estetica, di coltivare la nostra sensibilità per i valori morali ed etici e, infine, di arricchire il nostro essere, la nostra umanità complessiva. Tutto ciò è legato alla religione? Per chi crede senz’altro sì, ma non necessariamente. In termini teologici, si può dire che la predisposizione al religioso non coincide con l’esperienza vissuta della religione, ed è per questo che si fa riferimento al concetto di spiritualità per quanto indefinito esso sia. Da un altro punto di vista, se definiamo lo spirituale in senso troppo esteso, guardando al cinema ci troviamo in una situazione dove quasi ogni film ha qualcosa da dire in merito a qualche tema spirituale. Si può trovare lo spirituale in ogni pellicola al punto che la categoria “cinema e spiritualità” diventa talmente ampia da non aver più senso. Questo può essere un problema, tale per cui io non ho soluzioni. È forse più saggio tenere assieme i due termini, religione e spiritualità, nella loro tensione e interdipendenza, così da spiegare perché il cinema è importante per noi e perché è un’opportunità per una crescita e una trasformazione umana. Un recente lavoro accademico su film e teologia, scritto da Jonathan Brant della Oxford University, riflette sulla possibilità di rivelazione insita nel vedere film. Curiosamente, il concetto di “rivelazione”, pur avendo una forte dimensione religiosa, può anche essere preso indipendentemente da ogni legame con la religione come sinonimo di un’improvvisa acquisizione di consapevolezza che conduce a un’auto-trasformazione. L’uso di questo concetto di rivelazione per spiegare cosa può accadere quando la gente va al cinema e guarda dei film è un buon modo per descrivere una vasta gamma di esperienze che sono profonde e spirituali pur senza essere percepite come religiose. Penso, quindi, che sia utile mantenere questa correlazione imprecisata, forse questa ambiguità, tra il religioso e lo spirituale. Non è un’opzione, ma una necessità quando si ha a che fare con film di molte fedi differenti come avviene al Religion Today Filmfestival. Qui la distinzione tra religione e spiritualità diventa ancora più complicata, soggetta a differenti percezioni e interpretazioni da parte di differenti osservatori a causa della loro origine e del loro vissuto. Un esplicito riferimento religioso è al centro del progetto e dell’idea del Religion Today. I film che scegliamo per il nostro concorso hanno a che fare con riti, ruoli, dottrine, preghiere, celebrazioni e pratiche di specifiche tradizioni religiose. Ma siamo interessati soprattutto a come il cinema sia capace di manifestare l’essenza spirituale di tutti questi elementi religiosi. Per noi, lo spirituale deve essere inteso non tanto come un’amplificazione del religioso, quanto come un’intensificazione o una conferma della sua autenticità. Possiamo fare un controesempio. Le pratiche religiose sono a volte prive di spiritualità, semplici ripetizioni di gesti, espressioni e posture. In questi casi, e ne abbiamo alcuni negli archivi del Religion Today, il cinema assume un atteggiamento critico verso la religione evidenziando la sua mancanza di spiritualità, mentre in altri film, anche in molti di quelli commerciali che si vedono nelle sale, scopriamo una dimensione spirituale in pratiche e comportamenti non religiosi.

Religion Today: un viaggio nelle differenze
Ora vorrei aggiungere qualcosa di più specifico sul Religion Today Filmfestival. Come anticipato, il concetto centrale del Festival è usare il cinema per esplorare le differenze tra le religioni. Questa idea implica che tutte le religioni abbiano un valore intrinseco, e che il riconoscimento di questo valore sia la premessa di qualsiasi tentativo di trovare punti di incontro tra di esse. Le differenze devono essere esplorate, apprezzate, vissute più che discusse e valutate. Per quanto possibile, dobbiamo abitare le differenze: differenze che ci arricchiscono ma che ci mettono anche in crisi e ci feriscono. In che modo un film può offrirci la possibilità di abitare le differenze religiose? In che modo un medium moderno come il cinema può restituirci una rappresentazione efficace del religioso nelle sue sfaccettature molteplici e variate? In primo luogo il cinema ha il vantaggio di concentrarsi non sulle dottrine religiose ma piuttosto su gesti e atteggiamenti concreti. Si vive la religione prima di capirla, e molti tra coloro che vivono sinceramente la loro religione non sono tuttavia in grado di comprenderla, e ancora meno di spiegarla. Questo non deve sorprendere, perché succede lo stesso in molti importanti ambiti della nostra esistenza. Ci innamoriamo anche se non siamo in grado di dare una definizione di cosa sia l’amore. Ora, mentre sicuramente principi e dottrine sono difficili da filmare, le pratiche ad essi ispirate esprimono nel loro proprio modo una “conoscenza” immediata della fede, che difficilmente potrebbe essere elevata al rango di teoria, ma è rappresentabile dal cinema, sia documentario che a soggetto. C’è un altro importante aspetto da considerare. E’ esattamente attraverso l’osservazione di pratiche concrete che le religioni dimostrano di essere soggette a ridefinizioni e trasformazioni continue. Si potrebbe dire che le formule dogmatiche sono immutabili, e in un certo senso ciò è corretto, ma è evidente che i comportamenti religiosi si rinnovano continuamente. Accanto ad antiche e venerabili tradizioni, come per esempio i pellegrinaggi, troviamo sempre nuove forme di partecipazione relgiosa, sia personali che di gruppo. A volte queste nuove forme risultano problematiche per le chiese, per i rappresentanti delle istituzioni religiose, ma sono di grande interesse per capire la vitalità e l’ambiguità del fenomeno religioso. Un altro vantaggio del cinema è la sua capacità di collocarsi in un contesto e in circostanze concrete, o di ricrearli. Nella stragrande maggioranza dei casi, i film sulle religioni non si curano molto della “religione” nel suo complesso – con l’eccezione di qualche documentario particolarmente noioso. Il cinema si interessa piuttosto di storie concrete, di frammenti di vita, ritratti di modalità specifiche di appartenenza religiosa, in cui a volte diverse tradizioni confessionali si incontrano e si intrecciano, fino a scoprirsi diverse da quello che pensavano. Privilegiando il frammento vivido, il dettaglio e non l’intero, il cinema ci fa perdere l’illusione che le religioni siano sistemi monolitici, uniformi nel loro crèdo e nel modo di esprimerlo, e ci permette di cogliere la relazione dialettica, e a volte drammatica, esistente all’interno di ogni gruppo religioso. In quanto arte del tempo, esprimendo l’idea della mutevole natura di ogni cosa, il cinema ci aiuta a capire meglio i movimenti, talvolta impercettibili, che animano le religioni nella nostra realtà presente, e ci invita, se vogliamo, a riscoprire le implicazioni spirituali di questi cambiamenti.