"MAGIC MEN" A TRENTO E IN TUTTA ITALIA

Varie sedi
Lunedì, 11 Aprile, 2016

Il cinema come strumento per conoscere l’altro e il suo mondo, rovesciando convenzioni e punti di vista. Su questi binari si muove “Altri Schermi”, la rassegna organizzata dall’associazione BiancoNero in collaborazione con l’Ufficio Cultura e Ufficio Ecumenismo e Dialogo interreligioso della Diocesi di Trento, che una volta al mese propone un film dall’archivio del Religion Today Filmfestival presso il Polo culturale Vigilianum di Trento.

Questa volta la scelta è ricaduta su "Magic Men(di Erez Tadmor e Guy Nattiv, Israele 2013), in programma al Vigilianum giovedì 14 aprile alle ore 20.45. Il film, premiato durante la XVII edizione del Religion Today Filmfestival nel 2014, è anche nella selezione dei tre titoli dall’archivio del Religion Today Filmfestival che, grazie ad una collaborazione con ACEC (Associazione Cattolica Esercenti Cinema), verranno presentati in oltre 30 sale della comunità di tutta Italia, all’interno del progetto “Fedi in gioco”. 

IL FILM 

Secondo film del sodalizio artistico di Erez Tadmor e Guy Nattiv, tra le voci più interessanti del nuovo cinema israeliano, “Magic Men” affonda in una storia di famiglia: quella dei nonni dei registi, tornati entrambi nella nativa Polonia nel tentativo di ritrovare i “giusti” che li avevano salvati dall’Olocausto. Vicende simili non sono nuove agli storici e neppure al cinema della Shoah. L’ambientazione greca, nel pieno della recente crisi finanziaria, aggiunge però nuove sfumature ad una commedia che approfondisce con il caratteristico miscuglio di riso e di lacrime l’inesauribile esplorazione dell’identità ebraica.

Protagonista dell'opera è l’anziano Avraham (Makram J. Khoury), scampato all’occupazione nazista di Salonicco, ora membro stimato - seppure ben noto per le sue intemperanze - della comunità ebraica greca in Israele. Il suo ritorno in Grecia per una cerimonia commemorativa si trasforma piuttosto in una surreale odissea crossculturale alla ricerca dell’illusionista che lo aveva nascosto e gli aveva insegnato i suoi trucchi durante la Seconda guerra mondiale. Ad accompagnare Avraham, ateo radicale, è il figlio quarantenne, devoto rapper ultra-ortodosso che vede nel viaggio l’opportunità di sanare le laceranti incomprensioni che li hanno tenuti lontani per anni. La forza del film risiede proprio nella vivace caratterizzazione dei personaggi: il vecchio collerico ma estroverso che rifiuta sdegnosamente il conforto della fede, l’irresistibile musicista chassidico con le sue coinvolgenti fragilità, e a completare inaspettatamente il triangolo la squillo greca che rinnova l’immagine trita della prostituta di buon cuore.

La straordinaria interpretazione di Khoury, l’attore arabo israeliano già interprete di celebri film come “La sposa siriana” e “Munich” di Steven Spielberg, ha guadagnato a “Magic Men” il prestigioso riconoscimento dell’Israel Film Academy. La scelta di affidare la parte di un sopravvissuto ad un artista palestinese ha fatto discutere - e in qualche caso indignare - la società ebraica. Dopo averlo visto sulla scena, tuttavia, non si può che concordare con i registi, che in lui hanno riconosciuto semplicemente “l’uomo giusto nella parte giusta”, scrivendo così una nuova pagina della storia del cinema come strumento di integrazione. Memorabile in questo senso anche la scena in cui Avraham-Khoury sfugge alla violenza antisemita di un gruppo di skinhead.

Scandito da accattivanti momenti musicali, “Magic Men” sviluppa i temi del rapporto padre - figlio e del contrasto tra il credere e il non credere rispolverando la formula collaudata del road movie; ma in entrambi infonde complessità e sentimento, ritrovando la ricchezza e l’incanto del vivere quotidiano. 

FEDI IN GIOCO: RELIGION TODAY "IN TOUR" CON ACEC

Mettere in dialogo cinema e religioni, esplorando il potenziale del grande schermo per una cultura del dialogo e della pace. E' questa la sfida che da oltre 18 anni guida il “viaggio nelle differenze” di Religion Today, il festival internazionale e itinerante orientato a costruire spazi di ascolto e di confronto che appaiono oggi più che mai urgenti e vitali.

Proprio su questo terreno si colloca la collaborazione con ACEC per un progetto che rinnova l’impegno di aprire alla contemporaneità le realtà ecclesiali e le Sale della Comunità: nelle parole del segretario generale Francesco Giraldo, “luoghi in cui nasce la communitas: uno spazio di confronto, una soglia che fa accedere alla realtà e all’esperienza».

Con queste premesse prende il via “Fedi in gioco – Cinema e dialogo interreligioso”, la proposta che attraverso tre film dall’archivio del Religion Today Filmfestival, presentati in oltre 30 sale di tutta Italia, invita a mettersi nei panni dell’altro, cambiare prospettiva, avvicinare per vie diverse la quotidianità e il mistero delle nostre esistenze, “viaggiando” attraverso generi, stili, scuole, sperimentazioni cinematografiche provenienti anche da industrie lontane e poco conosciute, difficilmente accessibili in altri contesti.

Alle emozioni di "Magic Men" si aggiungono così quelle di “Marie Heurtin” (Dal buio alla luce, di Jean-Pierre Améris, Francia 2014), che fa rivivere l’incontro tra una ragazzina nata sorda e cieca nella Francia di fine Ottocento e la giovane suora che dedicò tutta sé stessa a tirarla fuori dal buio; protagonista di “Gold and Copper” (Oro e rame, di Homayoun Assadian, Iran 2010) è invece un giovane mullah che quando la moglie si ammala si trova a cambiare pannolini in una Teheran multiforme e inaspettata. 

Sono queste le storie di “ordinaria meraviglia” selezionate per restituire la sfida e la ricchezza della diversità che ci circonda fuori e dentro la sala di proiezione. Nel libretto realizzato per l’occasione, non a caso, ogni scheda film è completata da una lettura teologica, rispettivamente a firma di Shahrzad Housmand, teologa musulmana e docente di studi islamici, Gilad Goldschmidt, regista e cultore di studi ebraici, e Federica Cacciavillani, suora orsolina e presidente dell’associazione Presenza Donna. In questa pluralità di voci e di sguardi il filo rosso è l’appello alla testimonianza. Al cuore dei tre film si colloca infatti la relazione: la fede che diventa fare, il comandamento all’amore del prossimo sentito come tale in ogni tempo e a ogni latitudine - e troppo spesso tradito, tragicamente, da coloro che proprio della religione fanno bandiera di violenza e di morte.

Tra aprile e maggio, saranno dunque le immagini in movimento, ancora una volta, a farsi motore di una riflessione interreligiosa che proseguirà anche attraverso incontri e tavole rotonde. Rafforzando l’anima migrante di un festival che ha dentro di sé l'idea del mettersi e pensarsi in cammino, nel segno – e nel sogno – della reciproca accoglienza.