FEBBRAIO 2006: RELIGION TODAY E SACROFILM

Trento
Giovedì, 2 Febbraio, 2006
UN LEGAME PER IL CINEMA RELIGIOSO IN EUROPA
Da venerdì 20 gennaio 2006 il panorama dei festival cinematografici internazionali ha subito una significativa modifica dovuta al gemellaggio tra il trentino “Religion Today” e il polacco “Sacrofilm”, con sede nella città di Zamosc. 
Una città rinascimentale quest'ultima, di stile italiano ai confini con l'Ucraina, disegnata da un architetto padovano nel XVI secolo, che mostra quanto sbrigativo e, in ultima istanza, falso sia l'appellativo di "europei dell'est" applicato ai polacchi. Una città dalla storia singolare Zamosc, voluta dal suo fondatore come città cattolica ma che, per essere realizzata, ha dovuto ricorrere alla collaborazione degli armeni e degli ebrei. Simbolo di civiltà e vicinanza tra fedi in tempi non facili. Il Direttore artistico di “Sacrofilm”, Don Wieslaw Mokrzycki, ha accolto il Presidente del Festival italiano, don Massimo Manservigi, in una cornice di grande ospitalità dove il dialogo cordiale e prolungato ha messo in evidenza le sostanziali identità tra le due iniziative. 
Nonostante il freddo intenso (alle 12.30 il termometro segnava - 22 gradi) gli incontri, all’Università e alla sala cinematografica si sono svolti alla presenza di diverse centinaia di persone che hanno manifestato un profondo interesse per le finalità del “Religion Today” che, come ha spiegato don Manservigi, non mirano solo a promuovere le opere cinematografiche di tema religioso, ma anche a favorire e incrementare il dialogo personale tra registi e tutti i soggetti del settore cinematografico nelle diverse confessioni cristiane e in tutte le fedi religiose. L’incontro, che avrà un seguito nel prossimo ottobre a Trento alla presenza della delegazione di “Sacrofilm”, è stato possibile grazie all’interessamento diretto del grande regista polacco Krzysztof Zanussi, già protagonista delle ultime edizioni di “Religion Today”. Egli ha voluto fortemente questa collaborazione poiché crede nel progetto di creare un circuito di Festival cinematografici a tema religioso che diventi un viaggio ideale attraverso l’Europa (e non solo) per tutte le opere di alta qualità che, in forza di "ovvie" ragioni commerciali, non trovano facilmente spazio nei grandi circuiti cinematografici e televisivi. 
Insieme alla collaborazione con il “Fajr Film Festival” di Teheran e a quella ormai consolidata con la Cineteca di Gerusalemme, questa in terra polacca apre una nuova e necessaria "porta verso Oriente", e quindi maggiori occasioni di dialogo con il mondo Ortodosso e Uniato. 
Sotto tale profilo l’importanza del cinema nell’ambito dei rapporti ecumenici e interreligiosi non deve essere assolutamente trascurata; tantomeno dalle gerarchie ecclesiastiche che si occupano direttamente di questi temi. “L’indiscussa efficacia dell’immagine filmica”, ha sottolineato don Manservigi presso l’Università di Zamosc, “permette a un pubblico vastissimo, oltre le barriere di ogni cultura elitaria, di potere conoscere il pensiero e le figure di riferimento delle diverse esperienze religiose e fugare, come è necessario in questo nostro tempo, tutte le idee preconcette e gli spaventosi vuoti di conoscenza che spesso producono falsi giudizi sulle religioni quale causa di conflitto sociale e di guerre”. 
Senza cedere a facili irenismi, i due Festival si sono promessi reciproco appoggio per promuovere, presso il loro pubblico, una oggettiva conoscenza di ogni fede religiosa. 
Nel contesto dell’incontro il Maestro Zanussi ha presentato il suo ultimo film “Persona non grata” che sarà presto, tra fine gennaio e inizio febbraio, nelle sale cinematografiche italiane. 
Si tratta di una profonda riflessione sugli esiti attuali del post-regime in Polonia. Girato tra Montevideo, la Russia e Varsavia, e con l’eccezionale partecipazione del regista Nikita Michalkov, il film pone al centro le vicende pubbliche e private dell’ambasciatore polacco in Uruguay e i suoi ideali legati a Solidarnosc. La morte della moglie segna l’inizio di una serie di vicende che fanno riflettere sull’incapacità di eliminare il clima di sospetti che apparteneva al passato regime, di educare i giovani della nuova Polonia ai valori dei padri di Solidarnosc, di far pesare i principi di una buona diplomazia contro le basse strategie e gli interessi privati. Un film profondo, che si muove dentro la domanda sul senso della vita e della morte nella prospettiva di un bilancio storico, sociale e personale. Il consiglio è quello di andare a vederlo e non perdere un’ottima occasione per riflettere anche in chiave di una sempre più urgente costruzione dell'unità europea a partire dalle coscienze dei singoli.