GIUSEPPE DE CARLI ALL'ANTEPRIMA ROMANA DI RT 2006

Roma
Venerdì, 29 Settembre, 2006
Di seguito riportiamo le parole pronunciate da Giuseppe De Carli, giornalista responsabile della Struttura Rai-Vaticano, in occasione dell'anteprima romana della nona edizione del Festival.
 
Devo, anzi tutto, fare i complimenti a Lia Beltrami, per questo bel libro “A ritroso verso la luce” che ha il significativo sottotitolo: “Cinema e vita sulla rotta dei Magi”. Con l’occhio della cinefila e col cuore della “creatrice di Dio” come sintetizza nel risvolto di copertina. Un viaggio spirituale sulle orme dei Magi ma fatto al contrario: Betlemme, Gerusalemme, Persia. «Il vero viaggio di scoperta non consiste nel creare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi». Occhi nuovi che hanno cominciato a guardare in alto dall’esperienza del Filmfestival della montagna di Trento. La montagna era uno spunto per parlare d’altro, dell’anelito profondo dell’uomo verso Dio. L’ascensione, lo “step by step” che è dentro la mistica medioevale, i gradini per accedere alla perfezione fino alla visione ultima dove si può tentare – pur attraverso uno specchio riflettente – di puntare lo sguardo su ciò che è incommensurabile. Il viaggio spirituale è sempre una ricerca di senso. E l’approdo è un luogo di silenzio e di contemplazione. Elia cercava Dio nel tuono e non lo trovò. Lo cercò attorno a lui ma invano. Sentì infine un vento sottile. Dio era in quel vento. Nella Bibbia forse c’è una delle più belle definizioni di Dio: Dio è una voce sottile di silenzio! Il silenzio parla se il cuore è sgombro dal rumore. 
«Siamo venuti per adorarlo» dicono i Magi. Felici sono i riferimenti al tema della giornata mondiale della gioventù del 2005 a Colonia. Per adorarlo, non per parlare con Gesù o per discutere delle sorti dell’umanità. Il libro di Lia Beltrami, nel suo insieme è il testo di una contemplativa, di una contemplativa attiva che sa discernere segno da segno. La scrittura accompagna questo itinerario verso la luce e si fa quasi trasparente e lieve. Lia ha imparato – qualità rara in tante persone – ad essere donna del dialogo e dell’ascolto. Il fraseggio è così leggero; ogni descrizione ed ogni tappa sono quasi sospese tra cielo e terra; è una scrittura dolce come il profilo delle dune del deserto, c’è il sussulto della sorpresa, un incontro inaspettato, una calda corrente di amicizia che avvolge, come una rete invisibile, le persone, a qualunque fede o etnia appartengano. 
È un festival trasversale alle religioni. Ho avuto la ventura, lo scorso anno, di far parte della Giuria del Festival Internazionale di Cinema e Religione, “Religion Today”. Ed è stata un’esperienza incredibile. Non solo per la qualità dei film che abbiamo visionato e premiato o segnalato, ma soprattutto, per il clima che a Trento si era creato. Scrive Lia: «Non è cosa da poco trovare il coraggio di entrare nelle vicende della vita, nelle situazioni più sconosciute. Molti registi hanno trovato il coraggio di entrare dentro la fede di un altro popolo. Spesso la migliore indagine su una religione viene da chi appartiene a un’altra fede». Credo che questa sia una grande verità. È l’atteggiamento di chi non rimane sull’uscio, entra nella casa e descrive. Conosce per poi presentare. È un modo per abbattere i muri che sono dentro di noi e per mettersi in gioco, confrontando la propria sete di assoluto con quella degli altri. «Il dialogo interreligioso e interculturale costituisce una necessità per costruire un mondo di pace e di fraternità». Lo ha detto il Papa lunedì scorso ricevendo a Castel Gandolfo gli ambasciatori dei Paesi arabi accreditati presso la Santa Sede al termine di giorni concitati e violenti, durante i quali il Vicario di Cristo è diventato il bersaglio di polemiche velenose, irrispettose e intolleranti. «Ho cercato di guardare con occhi nuovi per vedere bagliori di sapienza fra gli uomini d’Oriente – scrive la Beltrami – e scorgere una roadmap di pace nell’indicibile groviglio dei cuori». Sta qui anche il segreto del successo di “Religion Today”. In una cultura relativistica e appiattita sulle cose, il Festival di Trento è una piccola isola di confronto, un luogo di incontro in cui l’immagine parla con una profondità inaspettata, dove si avverte, nella comune ricerca di Dio, una prossimità sconosciuta. Peccato che la Tv di Stato, parlo della RAI, non metta a disposizione suoi potenti mezzi per sostenere una iniziativa che, ogni anno, ha sempre il sapore di un evento. Esiste ormai una filmoteca in grado di dare respiro a qualsiasi palinsesto. Pensiamo al periodo estivo con la riproposta, stanca e stantia, di programmi già visti e rivisti. Non ci potrebbe essere uno spazio, magari in fascia di seconda serata, per proporre queste perle di spiritualità, questi film che si addentrano nel rapporto tormentato fra l’uomo e Dio, nella inesausta ricerca di qualcosa di altro? Una rassegna cinematografica estiva dedicata ai film di ispirazione religiosa? Ho tentato di fare una proposta del genere, ma le risposte sono state, per il momento, evasive o segnate dall’indifferenza. La lettura del libro della Beltrami mi ha convinto ancora di più che occorre fare qualcosa perché il film religioso esca dallo stato di nicchia in cui si trova e diventi una proposta, accanto alle altre, dei palinsesti della tv generalista. Come accade nelle diretti in cui è il Papa protagonista, sono convinto che anche il film religioso abbia diritto di cittadinanza e possa catturare il grande pubblico televisivo. Non ci si può limitare alle eccezioni; penso a “The Passion” di Mel Gibson o a quel capolavoro che è “Il Grande Silenzio”. 
È infine un libro “amorevole”, quello della Beltrami, perché ci fa incontrare l’amore di Dio in tutte le sue infinite sfaccettature. La “vendetta di Dio” è il suo amore per noi, è un Dio che per amore si è fatto inchiodare sulla croce, ha detto il Papa a Monaco. Anche qui aveva ragione Raymond Aron: «Gli uomini fanno molta fatica ad amare ciò che li unirebbe e a non amare ciò che li divide, quando cessano d’amare realtà trascendenti».
Sono andato un po’ per suggestione e non ho seguito un filo logico. Le parole, a volte, sono come pietre aguzze e non sono utili per seguire il filo dei propri pensieri. Lia Beltrami ha trovato il filo giusto ed ha riannodato, sulla scia a ritroso il pellegrinaggio dei Magi, quel vissuto di esperienza che è fatto con la pasta buona della sobrietà e dell’essenzialità, della sapienza del cuore. Un’esperienza rara e preziosa. Mi viene in mente quella raccontata da Ludwig Wittgenstein nel suo Tractatus: “Nella mia vita – dice Wittgenstein – ho sempre cercato di indagare i contorni di un’isola, mi sono invece ritrovato in un mare senza sponda”. 
Grazie Lia per avercelo ricordato e raccontato.